UNA MOSCA TRA GLI ARTISTI- Adriana Ferrarini a proposito di “Storia di A.”

 parigi- libreria shakespeare and company 

 

La prosa leggera di Marco Belli insegue una mosca che sul tavolino di un bar parigino un poeta – presumo immaginario – crea una sera d’autunno del 1916, dalla gabbietta  di una bottiglia di champagne.

Da lì si snoda una galleria di musicisti, intellettuali e scrittori bohémien che animavano i cabaret e i bar de la Rive Gauche parigina nella prima metà del secolo scorso. Per primo Erik Satie, il musicista che suscita le proteste della critica con il suo balletto Parade; poi il poeta G. Apollinaire, autore di un sonetto, BZZZZ, sulle mosche, che, nell’arco di pochi mesi, appena guarito da una ferita di guerra, si sposa e muore infettato dalla “spagnola”; quindi la scandalosa Colette e il grande, grandissimo J. Joyce, in quel momento a Parigi in cerca di un editore. Lo trova nella libreria Shakespeare and Company, gestito da due libraie rivoluzionarie. Nella casa delle due donne la mosca dell’immaginario poeta che scrive poesie di sedici parole su oggetti quotidiani, si ferma fino a quando, alla fine del 1941, la libreria viene chiusa per ordine dei nazisti. Entra poi in casa di Boris Vian, scrit­tore, ingegnere, impiegato all’Afnor, l’Associazione francese che certifica gli standard industriali, appassionato di jazz americano, di universi paralleli, del gioco degli scac­chi. Boris Vian è anche un musicista e al Tabou in rue Dauphine, una cantina umida con il soffitto basso, diventa con la sua tromba il principe delle notti di Saint-Germain. Non allineato, disgustato dall’editoria, è una delle menti del Collegio di Patafisica, la scienza delle scienze, che studia le leggi che reggono le eccezioni, dove incontra il suo mentore, Raymond Queneau. Alla morte di Vian, durante una proiezione cinematografica, la mosca passa infine in casa dello scrittore rumeno Emil Cioran e, passeggiando con lui per un cimitero, ritrova la tomba del suo creatore, l’immaginario poeta: qui finiscono le sue peregrinazioni.

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boris vian in una foto di jean dieuzaide

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Una grande ammirazione per la letteratura francese del secolo scorso e per le vite dannate e tumultuose di artisti fuori dalle righe percorre le pagine di questo libretto che alterna lo scritto a immagini colorate degli autori passati in rassegna. La mosca è un escamotage per ripercorrere un periodo fervido della cultura parigina, animata allora da una libertà intellettuale che sembra molto lontana da quella attuale. Ne emergono ritratti gustosi, come quello delle due libraie rivoluzionarie della Shakeaspeare and Company, delle quali, lo ammetto, mi sarebbe piaciuto sapere qualcosa di più.

Il limite di quest’opera è infatti una certa superficialità: poeti musicisti scrittori sfilano davanti agli occhi del lettore e subito scompaiono. Il suo pregio consiste nell’attirare l’attenzione verso un mondo fervido di idee, di invenzioni, di culture diverse che, con la perdita di centralità della cultura francese, si è ingiustamente eclissato. In calce il sonetto di Apollinaire citato e riportato dal libro di Marco Belli.

 

BZZZ

Dieu sut haïr assez pour concevoir les mouches,

Affreuses, veloutées, leurs corps inquiétant

Gonflé de pus jaunâtre, et dans leur vol flottant

Traînant on ne sait quoi de funèbre et de louche.

Contreppettant Satan qui pourrit ce qu’il touche

Vous, mouches, vous touchez ce qui pourrit, goûtant

Toutes en foule à l’oeil rosâtre et suintant

De bêtes aveuglées par vos avides bouches

Et votre aile stridente aux nervures de fer

Lève en mon cauchemar un nébuleux enfer

De corps velus, jaillis de l’ombre où l’on martelle

Les clous du long cercueil où j’étendrai mon corps

Et que l’on brûlera dans la flamme immortelle

Pour me sauver de vous, lorsque je serais mort…5

ZZZZ…

Dio seppe odiare quanto basta per concepir le mosche:/orrende, vellutate, con il corpo inquietante,/gonfie di pus giallastro, il volo titubante,/con uno strano aspetto di cose in lutto e losche./All’opposto di Satana, che guasta col tocco,/voi, o mosche, toccate ciò ch’è guasto, con gusto/tutte affollando l’occhio rossastro e bello lustro/delle bestie accecate dal vostro avido succhio./L’ala vostra stridente di metallo all’interno/nel mio incubo solleva un nebuloso inferno:/villosi corpi usciti laddove si martella/chiodi sull’ampia bara pronta per la mia spoglia/e che verrà bruciata come immortale stella/per salvarmi da voi giunto all’ultima soglia.

Traduzione di Andrea Inglese.

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NOTE SULL’AUTORE

Marco Belli è nato a Ferrara nel 1975. Insegnante di scuola superiore, fotografo, passeggiatore, gastronauta, sommelier e assaggiatore ufficiale di grappe e distillati. Fa parte del collettivo di scrittori L.A.P.S.. Direttore artistico del festival dell’editoria indipendente Elba Book Festival. Collabora con la rivista Millebattute e organizza workshop di fotografia e scrittura creativa in giro per l’Europa. Nel 2007 ha diretto insieme al gruppo teatrale OTP di Bologna, lo spettacolo, su musiche di Erik Satie Sport e Divertimenti.

Ha pubblicato come fotografo con Mihai Mircea Butcovan, Dal comunismo al consumismo. Fotosafari poetico esistenziale romeno-italiano, prefazione di Moni Ovadia e postfazione di Andrea Bajani (Linea BN, 2009), Porno Bloc, rotocalco morboso dalla Romania post post-comunista (testo di Lorenzo Mazzoni; Linea BN, 2009), Io guardo Sofia. Mosaico Horror Gastronomico dai Balcani (testo di Lorenzo Mazzoni; Linea BN, 2012), In cuniculum (testo di Lapin e illustrazioni di Hannes Pasqualini; Zibaldoni e altre meraviglie, 2013), Adagio Polesano (preludio di Antonio Castronuovo; Babbomorto Editore, 2018).

Ha esordito come scrittore con il romanzo noir, Il romanzo dell’ostaggio (Koi Press, 2015). Ha pubblicato nel 2017 Uno sbaffo di cipria e nel 2021 Canalnero, le prime due indagini della detective clochard Vivian Deacon, con la casa editrice Edicola Ediciones.

 

Marco Belli, STORIA DI A. – Graphè.it 2021

 

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