DEDICA AL PADRE- di Alessandro Moscè

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Papà, quel passo oltre la soglia del reparto
strappato al tuo respiro, l’ultimo, il più lungo
per una vigilanza tra noi
che non ci guardiamo più
nello spazio sciolto
di occhi alla finestra rigata,
di pigiami ora ripiegati nei cassetti
e di ciabatte custodite nella scatola.

Le tue mani magre e unite
mi indicano un segno invisibile,
la tua bocca un muto linguaggio
per noi che ci siamo stretti il petto solo dentro gli ospedali,
io da piccolo, tu da anziano,
amati davanti ad un televisore
nel prato verde di palloni spioventi
e di ingressi bianco-celesti in area di rigore,
di padre in figlio, domenica dopo domenica.

I cuori non inceneriscono
come le ossa dei defunti,
rimangono nei sorrisi apparecchiati
prima della colazione e dopo pranzo, sui divani,
sulle molliche dei biscotti posate in ordine sparso
da sabato scorso, nel taglio tra la luce e l’ombra,
nella fiamma del ricordo in un punto cieco

Alessandro Moscè
da La vestaglia del padre -Aragno Editore 2019

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