RICORDANDO MARCO RIBANI – di Vittoria Ravagli

.

Marco Ribani se ne è andato qualche notte fa. Me lo ha scritto la cara Patricia Darrè con cui viveva da anni in un paese della Francia, un po’ lontano dalle sue radici. Là, con lei condivideva l’amore per la poesia, per la natura e l’idea che il nostro su questa terra è un passaggio verso la luce, un dissolversi, restando parte dell’universo. Questo ha scritto nel suo prezioso libro/testamento “Nella mia piccola eternità”; lo tengo di fianco sul tavolino ed è un po’ come essere con lui, poterlo incontrare ogni volta che leggo una sua poesia, un pensiero sulla vita, sulla morte, sulla bellezza e l’amore.
Marco era un uomo buono, appassionato, oltre ad essere un bravissimo poeta.
Ho alcuni ricordi molto belli di lui. Uno in particolare di tanti tanti anni fa. Aveva invitati me e mio marito alla sua notissima osteria del Montesino in via del Pratello a Bologna. Era di lunedì, il giorno della chiusura. Il giorno di “riposo” in cui invitava gli amici poete e poeti a leggere, a confrontarsi , a raccontarsi. Noi parlammo di capre e poesia in quel suo luogo di lavoro e poesia. Questa serata insieme ha cementato la nostra amicizia perché il lavoro duro e le passioni è bello quando vanno insieme, quando sono presenti nella vita come ingredienti fondamentali. Quando ci si sente simili. Lui un giorno mi cercò per dirmi della sua idea sui landai, sulla diffusione che avrebbe voluto farne come breve messaggio poetico contro la violenza sulle donne e mi ha chiesto di aiutarlo in questo… L’ho fatto.
Di quel periodo, nel 2013, in cui molti furono i contatti tra di noi, riporto una frase di un messaggio FB, che dice  scherzosamente di noi, della nostra sintonia come esseri umani. Rileggerla mi fa sorridere.
”… Ho pensato a te non solo per l’amicizia e la stima che ti porto, ma anche perché abbiamo, credo, lo stesso tipo di sensibilità, un po’ più motori diesel che stridio di gomme…”- (12.6.2013).
Ora lo ricordo con le parole che Patricia mi ha autorizzato a riportare dalla sua pagina FB di questi giorni. E la ringrazio infinitamente, e con amicizia l’abbraccio.

Mi sono svegliato con questo testo in testa.
Non so da dove venga.

Te lo consegno.

Quando sarò solo il lontano eco di una risata sotto il marrone della mia scuola
che un’impronta invisibile sui sentieri della mia Valle,
Che l’ineffabile grattazione di una piuma sergente maggiore su un quaderno quadrigliato,
Che un indovinello tra due vecchi che cercheranno disperatamente il mio nome o il mio volto,
Che uno slancio di tenerezza sospeso su un ponte di Venezia,
Che il ricordo di una mano che guida i primi passi di un bambino,
Che l’echo silenzioso di un gioioso bouhaha intorno al tavolo di famiglia,
Che una vecchia foto ritrovata in soffitta,
Che due iniziali incise sulla vecchia quercia,
Allora sarò lo scricchiolio di una trave di casa mia,
La brezza calda sui campi appena raccolti nelle sere estive,
Un’aria di cornamusa o vecchia,
L ‘ intuito che trattiene il ragazzo che stava per attraversare senza guardare.
Non sarò mai lontano…
La morte è illusione, la vita è eterna.

Ma in qualche modo Marco ci ha salutati prima di andare scrivendo su FB questa lettera a Rino che mi sembra stupenda, che dice tanto di lui. Leggendola quel giorno ho pensato che forse scriveva del suo viaggio, di quello lungo che lo aspettava…Finiva un po’ sfumato e poco comprensibile e l’ho lasciato scritto così come era…

 

“Lettera a Rino

Caro Rino,
lo so che ti arrabbi quando ti chiamo cosi, ma il tuo nome per esteso, Airone Cinerino, é veramente troppo impegnativo per l’uso quotidiano. Ho visto che ti prepari a partire e sarà un viaggio lungo.anche stavolta. Diecimila Kilometri. Ce la farai ? Mi raccomando stai attento, prenditi cura di te. Stai attento, soprattutto ah i cacciatori, che quelli si ammazzano anche fra di loro e se passi a tiro non ci pensano due volte. Vola alto, che a volare alto non si sbaglia mai. Sono stati belli questi mesi insieme. Con i nostri appuntamenti lungo il fiume. Facevi sempre finta di non vedermi, quando camminavi sulle acque del fiume e te la tiralvi a più non posso, che neanche la miss mondo delle nostre ci arrivava. Venivi perchè ti ero simpatico o perchè mettevo della buona musica? Sai che la mettevo apposta per te? e quando arrivavi ero cosi felice che quasi mi veniva da piangere. Con quelle tue gambe secche a imitare Gesù Cristo, eri buffo sai? Soprattutto perchè abitavi sotto un ponte e per noi abitare sotto i ponti vuol dire essere tra gli ultimi. Invece tu sei un Re.
Si vede dal tuo portamento, dalla tua estatica bellezza consapevole, dal dispiegarsi delle ali; Sei magnifico sai? Perfino i tuoi tuffi per beccare il pesce erano un inno alla bellezza e io m’incantavo. Adesso che parti te lo posso dire, ero io che ti mettevo le sardine in scatola sulla riva. Mi piaceva viziarti un po’. Come i padri di noi umani fanno con i figli a colazione. Mi piaceva anche farti delle foto, soprattutto da quando mi ero accorto che piaceva anche a te Ti mettevi quasi in posa, alzavi una gambina e mi guardavi come a dire:”Vado bene cosi?”
Ma il più bel momento era quello della sera, quando calava la luce ed il silenzio, e tu prendevi la rincorsa e ti alzavi con le ali spiegate. E io un po’ morivo di bellezza e invidia. Stai attento quando arriverai là dove vuoi andare. Stai attento perchè la fame aumenta tra gli uomini, e con la fame aumenta l’essere cattivi. Stai attento a non prendere freddo, vola al centro del gruppo, riposati quando puoi. Scegli posti sicuri per dormire. Cerca di stare bene e al caldo, pero’ poi torna. Mi raccomando torna, che sono stato bene con te Rino.
Nella foresta si trovano sentieri tra dalle grandi ombre
un temporale e poi un lampo e poi un segno su corteccia
quando ad esempio viene un lampo
un temporale e squarcia e mette a nudo
il segno della resina nei lampi
viene un’estiva neve alle pupille
un’ansia che sbuccia l’anima
trascina il giorno fuori dalla pelle
parole sospese tra gemme e foglie
matura nella polvere la coscienza del viandante
Venne una pupilla autunnale londineseale
Accompagnata da una abrasiva ansia
Intra la pelle.
Nubi di minuscoli grigi uccelli di clarinsttavano nlcielo
NUnu
venne una estiva nebbia alle pupazzo del jazz ille
e un’ansia abrasiva intra la pelle
poi vennero nubi di piccoli uccelli azzurri

e i cieli di primo mattino furono AAAscarlatti
venne prima un temporale e poi un lampo
che incise il proprio segno nella resina del TRONCOAS”

(25 genn 2021)

Ciao Marco, ti penso volare con Rino “… quando calava la luce ed il silenzio, e tu prendevi la
rincorsa e ti alzavi con le ali spiegate

Ma poi gli anni dai cerchi dei tronchi sono
passati
per la linea delle mani e foglia dopo foglia la
linfa
nelle vene ha ripeso la via della inesauribile luce
Ora raccolgo frammenti di tempo
vedo aquile invisibili cime impossibili
mentre traverso questi cieli sempre più chiari

Marco Armando Ribani – Nella mia piccola eternità

.

.

RIFERIMENTI IN RETE

https://larosainpiu.org/2017/09/25/marco-ribani-due-poesie/?fbclid=IwAR20uSHNEkO1j-g9u-73M-s8fSr1qXTK5EFCjcyku2f4viy-VnG0gCqbHyc

https://cartesensibili.wordpress.com/2019/03/28/istantanee-anna-maria-farabbi-nella-mia-piccola-eternita-di-marco-ribani/

 

2 Comments

  1. Marco è stato un carissimo compagno di poesia, ha lasciato tanti testi che sono passi per raggiungere la propria anima e l’anima del mondo, per imparare a riconoscerne la bellezza e la grazia…

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...