25 NOVEMBRE-GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE-Vittoria Ravagli

giacomo balla-il dubbio

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POR DETRÁS DE MI VOZ

Por detrás de mi voz
-escucha, escucha-
otra voz canta.
Viene de atrás, de lejos;
viene de sepultadas
bocas y canta.
Dicen que no están muertos
-escúchalos, escucha-
mientras se alza la voz
que los recuerda y canta.
Dicen que ahora viven
en tu mirada
(sostenlos con tus ojos,
con tus palabras,
sostenlos con tu vida,
que no se pierdan
que no se caigan)

“Por detrás de mi voz”, di Circe Maia

da Atelier de la Palabra

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AL DI LA’ DELLA MIA VOCE

Al di là della mia voce
-Ascolta, ascolta-
un’altra voce canta.
Viene da dietro, da lontano;
viene da sepolte
bocche e canta.
Dicono che non sono morte
-ascoltale ascolta-
mentre si alza la voce
che le ricorda e canta.
Dicono che ora vivono
nel tuo sguardo
(sostienile con gli occhi,
con le tue parole,
sostienile con la tua vita,
non perderti
non cadere)

“Al di là della mia voce”, di Circe Maia, traduzione f.f.

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Scriveva Dacia Maraini sul “Corriere della sera” del 26 febbraio 2008:


“Non é la madre che crea  il figlio, come si pensa. Ella é solo nutrice e niente altro, della creatura paterna  …Soltanto chi getta il seme nella terra fertile é da considerarsi genitore.  

La madre coltiva, ospite all’ospite, il germoglio, quando non l’abbia disperso un demone”. 

Questa frase messa in bocca ad Apollo da Eschilo, e pronunciata in un sacro spazio teatrale nel 458 a.C. segna un punto di svolta che ha marcato la storia della maternità in Occidente. Presso i Pelasgi del II millennio, popolo antenato dei greci, chi creava il mondo era la dea Eurinome, nel cui uovo erano compresi tutti i mari, le montagne, i fiumi, le foreste del mondo.
Solo lei poteva fare maturare quell’uovo, romperne il guscio e spargere i beni di cui avrebbero vissuto gli esseri umani. Apollo, il nuovo dio della democrazia ateniese, invece sancisce un principio che avrà conseguenze
disastrose per le donne dei millenni a venire: non é la madre che crea il figlio. Il suo ventre é da considerarsi solo un vaso che custodisce il seme paterno. Ecco come nasce una società dei Padri.

Persino la religione cristiana, che é stata rivoluzionaria nel riconoscere un’anima anche alle donne, si é tenuta, per quanto riguarda la gerarchia, ai principi apollinei: nella Santa Trinità non appare la figura materna. E quando Dio decide di diventare padre, forma prima l’uomo a sua immagine e somiglianza, poi prende una costola di Adamo e da quella fa nascere la donna. Insomma capovolge la realtà per sancire una gerarchia inamovibile. Tutta la nostra cultura viene da questi grandi e originari avvenimenti simbolici. 

Poi, il laicismo, le rivoluzioni, l’illuminismo, i movimenti di emancipazione hanno cercato di rompere il dogma, riconoscendo alle donne la partecipazione al processo di riproduzione. Ma sempre sotto il controllo dei Padri e dentro le leggi stabilite da loro. Il diritto alla riproduzione non si é mai trasformato in libertà di riproduzione. E la rete millenaria dei divieti é profonda e radicata anche quando non viene scritta. Da lì derivano il culto
della verginità, la proibizione degli anticoncezionali, l’aborto clandestino, l’ignoranza indotta e tante altre disperanti piaghe della storia femminile. Se c’è una cosa su cui le donne hanno competenza é la maternità: un processo che avviene nel loro corpo, di cui conoscono le pene e le gioie profonde, i tempi e le trasformazioni, il peso e le responsabilità. Ma di questa competenza sono state espropriate e ogni movimento di riappropriazione viene visto come un attentato alla morale. Il processo procreativo si é complicato da ultimo per le scoperte della scienza: anticoncezionali meccanici e chimici, aborti chirurgici e chimici, possibilità di spiare e fotografare l’embrione nella sua formazione, mezzi per fare crescere un feto anche in assenza del corpo materno. Ma tutto questo, anziché dare potere alle donne, le deruba ancora una volta dei loro saperi profondi, per stabilire sui loro corpi cosa fare e non fare, secondo principi assoluti stabiliti a tavolino da chi questi saperi non li conosce affatto e non vuole neanche fare lo sforzo di immaginarli…

 

Ecco, noi discendiamo da lì, dalla società dei padri. Lo vediamo noi stesse in tante parti del mondo quanto siamo ancora lontane, lontanissime, da un rapporto di civiltà, rispetto ed uguaglianza. 

Lo vediamo nel nostro paese, nella fatica con cui si riescono ad applicare realmente le nostre leggi, le indicazioni europee. E nella Polonia in questo periodo tristissimo, in un paese europeo che forse più di altri soffre sotto il potere religioso, c’è una situazione di terribile disagio.

Senonoraquando di Torino  il 30 ottobre ha inviato alle Istituzioni europee ed italiane, con la firma di moltissime associazioni, un documento: “le donne polacche hanno bisogno del nostro aiuto!”.

Ne riporto una parte molto significativa. 

“Il 22 ottobre 2020 il Tribunale costituzionale polacco ha emesso una sentenza che ha dichiarato che l’aborto è contrario alla costituzione anche nei casi di gravi malformazioni del feto. Il provvedimento arriva nel clima diffuso di crescente ostilità verso le rivendicazioni di pari dignità sociale delle donne, accompagnato da una significativa riduzione delle più elementari garanzie dello stato di diritto. Tutto questo accade durante la seconda ondata dell’emergenza Covid-19, in un momento che rende ancora più difficile esprimere dissenso, a causa dell’impossibilità di spostarsi e incontrarsi delle cittadine e dei cittadini. 

Nonostante ciò, le donne e gli uomini sono scesi pacificamente in piazza per protestare contro la violazione dei loro diritti, contro il divieto di aborto anche in caso di grave malformazione dei feti. Il governo polacco ha inviato la polizia per reprimere le proteste durante la marcia verso la casa del leader della maggioranza sovranista, il vice premier Jaroslaw Kaczynski, mentre il giorno successivo un altro corteo è stato sciolto con cariche e lacrimogeni. Incidenti si sono registrati in tutte le città del Paese….”

 

 https://www.linkiesta.it/2020/10/polonia-sentenza-aborto-diritti-fondamentali-chiesa-unione-europea-italia/?fbclid=IwAR1u2HPqu31ANEVSeVJGxKdDmS0rKW2p5_A03QgidbhMa9hhkg2i-Hei79M

http://www.noidonne.org/articoli/aborto-in-polonia-le-istituzioni-europee-e-il-governo-italiano-sostengano-le-donne-polacche.php

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asia ramazan antar -guerrigliera curda

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Pensiamo a loro, alle donne dei paesi in guerra, alle donne che in questo periodo ricoprono  un numero sempre maggiore di ruoli, con sempre maggiore fatica e senza riconoscimenti materiali, anzi, nella impossibilità molto spesso di accedere ai lavori, a quelli in cui sarebbero del tutto competitive, anche ai massimi livelli, seppur con stipendi inferiori a quelli degli uomini. 

 

QUALCHE HAIKU DI ALDINA DE STEFANO

 

Io porto il lutto
sulla bocca tagliata 
io porto il canto 

ecco sono qui
le parole le offese
scritte sul corpo 

dondola bimba
divenire dall’ombra
dondola donna
 

benedetto sia
quell’umore di donna
sia benedetto

 

il ventre teso
ha sorrisi perfetti
ascolta il mondo

crescerti dentro
nonostante la guerra
fiorirti sopra

  

haiku tratti dal libro “DEL SILENZIO”, edizioni DARS, Udine, 1999 – http://www.lunadonna.net/destefanopoesie.htm

 

QUALCHE LANDAI

 

Mi hai afferrato per la gola
Senti come urlano le mie sorelle (A.B.)

Un ragazzo un uomo un marito
E poi un padrone un aguzzino un assassino (A.P.)

Fuggo torture guerre e morte
E a questa barca affido il tuo futuro (A.S.)

Mio figlio avrebbe vent’anni
Ha fecondato alghe, coralli e ippocampi (G.Z.)

Donna clandestina sul mare
Doppio il peso del ventre doppia la speranza (M.M.)

Nei campi di stupro in Bosnia
E altrove fummo vendute come bestie (G.C.)

Non ti ho scelto non sono tua
Tue sono le catene, solo miei i pensieri  (M.R.)

 

Da LANDAI poesie brevi per la libertà delle donne – NEOS ED POESIA 

https://cartesensibili.wordpress.com/tag/landais/

https://cartesensibili.wordpress.com/2020/09/28/istantanee-anna-maria-farabbi-tessendo-voci-che-non-stanno-ferme-landai-poesie-brevi-per-la-liberta-delle-donne/

 

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